Ich stöberte, wie üblich, durch indische Subreddits, als ich auf eine Gemeinschaft von Indern stieß, die im Ausland studieren wollten, im offenen Himmel. Eine Flotte von Indern, die bereit sind, ihr Land zu verlassen, mit der Absicht, in die USA oder nach Großbritannien zu gehen. Ich kann es ihnen nicht verübeln, wenn ich Inder wäre, würde ich das Gleiche tun. Das Problem ist jedoch, dass sie sich in den meisten Fällen dafür entscheiden, nach Europa und insbesondere nach Italien zu gehen, da die Konkurrenz um Stipendien in den USA und im Vereinigten Königreich sehr groß ist. Wird speziell als Land verwendet, das Abschlüsse hervorbringt, die Sie verlassen können, sobald Sie Ihr Studium abgeschlossen haben.

Ich frage mich daher, welchen Sinn es hat, Stipendien an ausländische Studierende zu vergeben, deren einziges Ziel darin besteht, öffentliche Gelder zu verbrauchen (egal, ob sie Europäer oder Italiener sind, das Argument ist immer noch gültig) und die das Land verlassen, sobald sie ihren Abschluss erhalten haben, ohne jemals einen Beitrag zum Gastland zu leisten. Ein weiterer kritischer Punkt ist, dass diese Studenten während ihres Aufenthalts ein Zimmer benötigen und so zur Wohnungskrise in Großstädten beitragen.

Multikulturalismus ist schön, er ist in Ordnung, aber unter diesen Bedingungen auch nicht.

Wenn Sie vor allem ein Beispiel wollen, schauen Sie sich gerne dieses Video an und lesen Sie die Kommentare.
https://youtu.be/aoBHQs3TTVs

Ha davvero senso offrire borse di studio a studenti stranieri che hanno come intenzione di andarsene dal paese appena finiti gli studi?
byu/BizarreWhale initaly



Von BizarreWhale

24 Kommentare

  1. Non per dire, ma lo fanno anche gli italiani in Bulgaria, Albania, Polonia etc sopratutto se non sono entrati nel corso che volevano così da non perdere l’anno

  2. Ha davvero senso offrire borse di studio a studenti **italiani** che hanno come intenzione di andarsene dal Paese appena finiti gli studi?

    Con studenti che hanno ottimi risultati le università guadagnano prestigio e di conseguenza più fondi che vengono reinvestiti si in borse di studio ma anche per migliorare l’esperienza a tutti gli altri studenti. L’obiettivo principale delle borse di studio non è quello di fornire lavoratori qualificati al Paese.

  3. Ereptile-Disruption on

    Solitamente queste borse di studio sono collocate in un progetto di scambio culturale più ampio e spesso sono reciproche basta pensare al progetto Marco Polo e come permetta sia studenti cinesi di studiare in Italia che a studenti italiani di studiare in Cina. 

    Ridurre la questione a un mero valore economico, ignora tutta la questione politica e di soft Power

  4. Alixfelix87 on

    Il numero di borse di studio che offre una qualsiasi università è limitato, non infinito, detto questo il restante degli stranieri paga le rette come tutti. Capisco il tuo discorso che non è sbagliato, chi sbaglia è il sistema che non fa nulla per trattenere le menti meritevoli, stranieri e non.

  5. Se non la si dà a stranieri perché poi vanno a lavorare all’estero allora non la so dovrebbe neanche a dare italiani che vanno a lavorare all’estero.

  6. Se ne vanno perché l’Italia lavorativamente parlando è molto meno appetibile di altri paesi, ma lo stesso succede con gli studenti italiani. Tantissimi laureati italiani lasciano il paese, quindi che facciamo, chiudiamo le università? Si dovrebbe invece pensare a come rendere il paese più appetibile e competitivo. Il tuo mi sembra un post fatto alla cazzum, come tanti di quelli che vedo qui, perché probabilmente hai un tuo pregiudizio politico, il „multiculturalismo“ in questo caso non c’entra una mazza.

  7. SnooGiraffes5692 on

    Anxhe gli italiani se ne vanno. Due miei fratelli se ne sono andati. Uno subito, senza un giorno di lavoro in Italia. Uno dopo poco tempo.
    La cosa mi fa anche un po‘ incazzare, ma purtroppo è l’Italia che dovrebbe cambiare. Anche come narrazione.

  8. A mio avviso, è un problema reale di cui pochi parlano.

    Esperienza diretta: nel mio corso di Laurea Magistrale in ingegneria, in un’università di piccole dimensioni, per via del numero ridotto di iscritti locali sono state ammesse decine di studenti stranieri dall’Etiopia.

    Ora, non me ne vogliano, ma questi ragazzi in primis non hanno la stessa preparazione di un average ingegnere triennale italiano, portando spesso i professori ad abbassare il livello della lezione per stargli dietro.
    Ma la cosa grave è il numero di quelli che, dopo aver preso la borsa di studio del primo anno (circa 7000€ nella mia regione), sono spariti.

  9. Ho studiato al Polimi, per scherzare spesso ho detto che è stato come fare un erasmus. Credo che l’internazionalità sia uno di quei parametri che eleva lo status dell’ateneo in termini di fondi, status e visibilità, quindi quello che viene “perso” in quei termini viene guadagnato con gli interessi in altri ambiti

  10. È facile dire „me ne vado quando finisco“ più difficile farlo in pratica. Quando ormai sparlucchi la lingua, magari hai amici e contatti o tirocinio. O semplicemente ti fai un’idea di com’è la vita in un posto e ti piace.

  11. RedPandaM79 on

    Allora potremmo dire, ha senso far pagare poco le università pubbliche agli italiani che poi vanno a lavorare all’estero? Sono soldi della comunità che vanno ad arricchire un paese estero.

    Vanno fatti investimenti per pagare bene i laureati così restano

  12. Dazzling-Paper9781 on

    Che colpa ne hanno loro se in questo paese non c’è futuro?

    Non so se ve ne siete accorti, ma non sono solo gli stranieri ad andarsene appena ne hanno l’occasione.

    Ho un’idea rivoluzionaria, perché invece di indignarci per queste stronzate non rendiamo il paese più appetibile?

  13. Matteo_ragama on

    Dovresti fare lo stesso ragionamento anche con gli italiani. Come fai a decidere a priori chi rimarrà o meno?

  14. Meglio darlo ad italiani che hanno intenzione di andarsene dal paese appena finiti gli studi

  15. ILGIOVlNEITALIANO on

    È giustissimo anche solo per una questione di soft power

    Non saper sfruttare le opportunità che si creano è il vero spreco (e o ricchi che fanno magheggi per risultare nullatenenti

  16. DemonOvHell on

    Invece di lavorare sul rendere l’Italia attraente dal punto di vista lavorativo, vorresti tagliare completamente il collegamento con il resto del mondo accademico.
    Penso sia una mossa geniale, complimenti.

  17. Di sicuro ci stanno dietro dei fondi (o accordi) da tali paesi.
    Dubito sia pura beneficenza

  18. Ha lo stesso senso di formare i nostri giovani con altrettante borse di studio per poi vederli partire per l’estero. Se il paese non si rende competitivo anche sul lato lavorativo, è ovvio che venga sfruttato solo per gli studi accessibili.

    Che poi le borse di studio come le ottengono gli stranieri? Non le dovrebbero ottenere dal proprio paese? Chiedo per ignoranza.

  19. TheSadJester on

    Che discorsi da poveracci.
    Questo è il livello medio dei discorsi che ci meritiamo.
    Vai a mettere via gli spicci, va.

  20. Forse sarebbe meglio, prima, creare le condizioni perché rimanessero.

    Se questo non accade, andarsene è più che legittimo.

    Nessuno che venga a specializzarsi qui (e che talvolta ha già fatto molto più dell’italiano neolaureato medio) dovrebbe rassegnarsi a guadagnare 1.200 euro, lavorando per qualcuno che non ha neppure la terza media ma ha ereditato l’azienda del papà, oppure con un contratto Co.Co.Co. alle dipendenze di un professore cialtrone che sfrutta del tuo lavoro, nella speranza che prima o poi arrivi il proprio turno nella coda (cosa che non accadrà mai, perché si è stranieri).

    Chi viene a studiare qui non dovrebbe essere costretto a rimanere, anche in assenza delle condizioni, solo per gratitudine.

  21. Il problema non è la nazionalità dello studente, che sia indiano o che sia italiano, quando una persona va all’estero non contribuisce all’economia nazionale – almeno non in modo diretto.

    Se ci fosse un integrazione più stretta tra paesi europei con borse di studio collegate a stage e attività che comunque legano la persona al tessuto economico dove hanno studiato – almeno per quanto sufficente per contribuire allo stato quanto (o più) è stato investito su di loro non sarebbe un problema. Anzi il potenziale networking sarebbe positivo a medio/lungo termine.

    Il problema è la mancanza di una organizzazione simbiotica al sistema universitario che dia modo di far applicare le doti apprese.

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