>Secondo quanto riportato da BuzzFeed News, nel 2019 Zuckerberg era intervenuto personalmente per proteggere gli utenti di estrema destra, tra cui il fondatore di InfoWars Alex Jones. Come riferito all’epoca dal un dipendente di Facebook: „Mark non ha gradito la punizione, quindi ha cambiato le regole“, consentendo a un’ampia gamma di gruppi militanti di estrema destra di rimanere su Facebook e organizzarsi per l’insurrezione avvenuta il 6 gennaio 2021. L’assalto ha costretto poi l’azienda a intraprendere azioni più serie, ma molti di questi sforzi hanno avuto vita breve.
>Le decisioni annunciate non garantiranno maggiore libertà di espressione. Anzi. Semmai segnalano un ritorno alle origini più misogine di Facebook. In un comunicato sul blog, Meta ha spiegato che le politiche di moderazione saranno allineate alla “discussione mainstream” in particolare su questioni di genere e immigrazione. Due argomenti su cui Trump e Musk hanno spinto moltissimo durante la campagna elettorale 2025. Per fare un esempio, va bene ora riferirsi alle persone LGBTQ+ come malate mentalmente, o denigrare gli immigrati.
>Zuckerberg è volato a Mar-a-Lago per incontrare Trump; ha donato un milione di dollari al fondo per l’insediamento del presidente; ha fatto entrare Dana White – presidente della UFC, la principale organizzazione di arti marziali miste al mondo, e grande amico di Trump – nel consiglio d’amministrazione di Meta; ha ordinato la cessazione dei programmi di diversità, inclusione ed equità dell’azienda; e ha addirittura fatto rimuovere i temi LGBTQ+ di Messenger.
>In questi giorni, diversi studi sulla disinformazione forniscono ancora più strumenti per inquadrare queste scelte di Meta/Zuckerberg in un contesto più ampio e anche più inquietante. A dispetto di quanto si è solito credere, la disinformazione non è una condizione universale e generale del nostro ecosistema mediatico. Ma è specificamente associata a partiti e gruppi populisti di estrema destra che diffondono disinformazione per strategia politica. Sfruttando il collasso della fiducia nelle istituzioni democratiche, usando e attingendo alla propaganda e alla disinformazione per destabilizzare la politica mainstream. Disinformazione e populismo di estrema destra devono essere concepiti come inestricabili e sinergici. La disinformazione non è dunque una caratteristica strutturale del sistema: è un progetto politico dell’estrema destra.
>Ecco perché come Valigia Blu, dopo aver lasciato X, nel momento in cui Musk ha deciso di trasformare Twitter in una macchina da guerra di disinformazione e odio verso persone e comunità più fragili ed esposte, abbiamo deciso di lasciare anche Meta, dopo gli annunci di Zuckerberg.
>E non perché ha cancellato il fact-checking o il programma Diversità e Inclusione. Ma perché, come Musk, ha deciso di mettere il suo regno (di cui noi siamo sudditi senza voce, illudendoci di averla) a disposizione di una ideologia ripugnante. Zuckerberg ha sempre cercato di assecondare il potere politico di turno in nome del Dio Denaro. Ma oggi giochiamo tutta un’altra partita, dove le regole del gioco sono completamente saltate e sono sempre più oscure. Oggi la scelta di assecondare il potere politico incarnato da Trump avviene certamente per interessi economici, ma anche per adesione ideologica. Interessi economici e convinzioni ideologiche coincidono e Zuckerberg può finalmente liberarsi della maschera indossata in questi anni.
>È di questi giorni il lancio dell’iniziativa “Free Our Feed”, “Libera i nostri feed”, che mira a sfruttare la tecnologia di Bluesky per creare un ecosistema di social media, ripensandoli come un bene pubblico.
Direi che è il momento di prendere una decisione e smettere di alimentare questa propaganda estremista! Un primo passo è sicuramente cancellare account social che alimentano una così becera propaganda. Io personalmente ho già cancellato sia FB che Instagram, oltre a Twitter…
Le alternative ci sono, come ad esempio Bluesky o Pixelfed. Sono realtà piccole e poco conosciute ma restano una valida alternativa.
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Le parti salienti dell‘ articolo:
>Secondo quanto riportato da BuzzFeed News, nel 2019 Zuckerberg era intervenuto personalmente per proteggere gli utenti di estrema destra, tra cui il fondatore di InfoWars Alex Jones. Come riferito all’epoca dal un dipendente di Facebook: „Mark non ha gradito la punizione, quindi ha cambiato le regole“, consentendo a un’ampia gamma di gruppi militanti di estrema destra di rimanere su Facebook e organizzarsi per l’insurrezione avvenuta il 6 gennaio 2021. L’assalto ha costretto poi l’azienda a intraprendere azioni più serie, ma molti di questi sforzi hanno avuto vita breve.
>Le decisioni annunciate non garantiranno maggiore libertà di espressione. Anzi. Semmai segnalano un ritorno alle origini più misogine di Facebook. In un comunicato sul blog, Meta ha spiegato che le politiche di moderazione saranno allineate alla “discussione mainstream” in particolare su questioni di genere e immigrazione. Due argomenti su cui Trump e Musk hanno spinto moltissimo durante la campagna elettorale 2025. Per fare un esempio, va bene ora riferirsi alle persone LGBTQ+ come malate mentalmente, o denigrare gli immigrati.
>Zuckerberg è volato a Mar-a-Lago per incontrare Trump; ha donato un milione di dollari al fondo per l’insediamento del presidente; ha fatto entrare Dana White – presidente della UFC, la principale organizzazione di arti marziali miste al mondo, e grande amico di Trump – nel consiglio d’amministrazione di Meta; ha ordinato la cessazione dei programmi di diversità, inclusione ed equità dell’azienda; e ha addirittura fatto rimuovere i temi LGBTQ+ di Messenger.
>In questi giorni, diversi studi sulla disinformazione forniscono ancora più strumenti per inquadrare queste scelte di Meta/Zuckerberg in un contesto più ampio e anche più inquietante. A dispetto di quanto si è solito credere, la disinformazione non è una condizione universale e generale del nostro ecosistema mediatico. Ma è specificamente associata a partiti e gruppi populisti di estrema destra che diffondono disinformazione per strategia politica. Sfruttando il collasso della fiducia nelle istituzioni democratiche, usando e attingendo alla propaganda e alla disinformazione per destabilizzare la politica mainstream. Disinformazione e populismo di estrema destra devono essere concepiti come inestricabili e sinergici. La disinformazione non è dunque una caratteristica strutturale del sistema: è un progetto politico dell’estrema destra.
>Ecco perché come Valigia Blu, dopo aver lasciato X, nel momento in cui Musk ha deciso di trasformare Twitter in una macchina da guerra di disinformazione e odio verso persone e comunità più fragili ed esposte, abbiamo deciso di lasciare anche Meta, dopo gli annunci di Zuckerberg.
>E non perché ha cancellato il fact-checking o il programma Diversità e Inclusione. Ma perché, come Musk, ha deciso di mettere il suo regno (di cui noi siamo sudditi senza voce, illudendoci di averla) a disposizione di una ideologia ripugnante. Zuckerberg ha sempre cercato di assecondare il potere politico di turno in nome del Dio Denaro. Ma oggi giochiamo tutta un’altra partita, dove le regole del gioco sono completamente saltate e sono sempre più oscure. Oggi la scelta di assecondare il potere politico incarnato da Trump avviene certamente per interessi economici, ma anche per adesione ideologica. Interessi economici e convinzioni ideologiche coincidono e Zuckerberg può finalmente liberarsi della maschera indossata in questi anni.
>È di questi giorni il lancio dell’iniziativa “Free Our Feed”, “Libera i nostri feed”, che mira a sfruttare la tecnologia di Bluesky per creare un ecosistema di social media, ripensandoli come un bene pubblico.
Direi che è il momento di prendere una decisione e smettere di alimentare questa propaganda estremista! Un primo passo è sicuramente cancellare account social che alimentano una così becera propaganda. Io personalmente ho già cancellato sia FB che Instagram, oltre a Twitter…
Le alternative ci sono, come ad esempio Bluesky o Pixelfed. Sono realtà piccole e poco conosciute ma restano una valida alternativa.