https://genova.repubblica.it/cronaca/2026/06/13/news/tragedia_maldive_mail_universita_genova_immersioni_elisabetta_rampone_monica_montefalcone-425407501/?ref=RHLM-BG-P10-S1-T1-fattidelgiorno8

    Hallo zusammen, am 20. März wurde ein Ministerialerlass veröffentlicht, der Tauchaktivitäten sehr streng regelt. Wir müssen unser gesamtes Verfahren anpassen. In der Zwischenzeit bin ich gezwungen, alle Tauchaktivitäten einzustellen. Ich bitte Sie alle, wenn Sie in diesem Zeitraum Missionen durchführen, die Aktivitäten auf See beinhalten, klar anzugeben, dass es sich bei der Mission nicht um Unterwasseraktivitäten handelt, damit ich sie genehmigen kann.“

    Es war der 12. April 2024 und so schrieb die Direktorin Elisabetta Rampone an alle Lehrer ihrer Abteilung für Erd-, Umwelt- und Lebenswissenschaften, der Distav von Genua. Wo auch Monica Montefalcone unterrichtete.

    Diese E-Mail wird von den Ermittlern als eine der relevantesten unter den vielen E-Mails angesehen, die die Staatsanwaltschaft und das Rome Flying Squad erhalten haben, die die Tragödie vom 14. Mai auf den Malediven wegen Totschlags untersuchen. Und es fasst die ganze Bedeutung der Untersuchung des Todes von Professor Montefalcone, ihrer Tochter Giorgia Sommacal, der Forschungsstipendiatin Muriel Oddenino, dem frischgebackenen Absolventen Federico Gualtieri und dem Führer Gianluca Benedetti zusammen. Einerseits das, was in einem formellen Dokument steht. Zum anderen, was mehrere Angehörige der Opfer und, ohne sich zu offenbaren, Studierende und Universitätsmitarbeiter behaupten. Das heißt: „Die Universität wusste sehr gut, was bei diesen Missionen getan wurde.“ Die von Kindern und Lehrern eigentlich immer als „Distav-Kreuzfahrten“ bezeichnet wurden, auch wenn sie von einem privaten Unternehmen, Albatros Top Boat aus Verbania, organisiert wurden.

    Maldive, spunta la mail sui sub “L’università vieta le immersioni”
    byu/Plane-Door-4455 initaly



    Von Plane-Door-4455

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    9 Kommentare

    1. olgamadbird on

      Sinceramente non vedo il nesso tra norme più stringenti etc..e l’ateneo sapeva benissimo ciò che si faceva nelle immersioni.
      La lettera della direttrice afferma che sarebbero stati necessari dei cambiamenti a livello burocratico.
      Non vedo cosa c’entri con l’immersione che ha portato alla morte i 5 sub

    2. MarlenHamsic on

      Lo avevo detto anche in un alto thread un po‘ di tempo fa, la situazione è questa in tutta Italia, le immersioni si devono fare per proseguire la ricerca ed avere fondi eccetera, ma sottobanco. A titolo personale. Funziona così in tutta Italia ed è uno schifo

    3. Fort_u_nato on

      Da subacqueo spero sta vicenda si sgonfi. Non ne posso più di leggere l’opinione di chi non ne sa assolutamente niente ma vuol metterci il becco dopo aver letto 2 paginette di Wikipedia e 5 articoli.

      Non mi esprimo sulla questione burocratica, classica vicenda all’italiana

    4. Ma l’ateneo può sapere benissimo cosa facessero, esattamente come i miei colleghi nel gruppo di ricerca sanno che il giovedì ho lezione di musica. Se non è autorizzata dall’ateneo come missione, non hanno responsabilità legali.

    5. Quello che a mio avviso traspare più di ogni altra cosa è la proverbiale disorganizzazione e pressappochismo; e la mia esperienza personale mi porta ad inquadrare questi aspetti trasversalmente su ogni istituzione italiana (in questo caso una università);

      Dico io, sei un ateneo che fa ricerca, pubblicano nuove linee guida ministeriali più stringenti *nel 2024* e due anni dopo una temporanea interruzione delle spedizioni subacquee volta a preparare nuovi protocolli interni risulta che dopo quella comunicazione iniziale non è seguito niente altro?

      Gli inquirenti avranno trovato la loro pistola fumante, e sul piano formale l’ateneo è sicuramente tutelato da responsabilità circa l’incidente, ma come sa chiunque lavori tra gli incartamenti ed il mondo reale corrono enormi differenze

      Non ho grosse difficoltà a credere alla versione che sostiene che ci fossero anche obiettivi di ricerca in quelle immersioni, come pure che all’università fosse il segreto di pulcinella che queste venissero continuate in barba alle disposizioni ufficiali, perché è esattamente così che le persone trovano il compromesso di portare avanti il proprio lavoro quando vengono paralizzati da disposizioni e normative incongrue calate dall’alto…

      Ora rischio di deragliare, non me ne vogliate, ma questa storia fa anche parte del problema di come l’accountability viene implementata, in maniera top-down e mai bottom-up: i ricercatori, probabilmente sempre alla rincorsa dei finanziamenti necessari per portare avanti il loro lavoro, si trovano impossibilitati dal produrre risultati perché non possono fare le ricerche necessarie anche sul campo a causa di dictat dall’alto. Quindi quando poi capita la tragedia vengono sconfessati dai documenti ufficiali che inquadrano le loro azioni come iniziative personali e fuori normativa, consentendo alle figure apicali di scansare la responsabilità. Ma queste stesse figure apicali che per due anni non hanno prodotto un protocollo aggiornato come da loro responsabilità non vengono mica sanzionate per questa mancanza, e magari salta fuori che nel frattempo creavano pressione nei ricercatori perché producessero risultati pena il tagliargli i fondi di ricerca…

      Che amarezza oh…

    6. Fun-Basil-1314 on

      I parenti sostengono quello che serve loro per provare a mungere l’università sul piano del risarcimento del danno.

      Cioè tentare di dire che é un incidente sul lavoro.

      Non fatemi commentare i parenti italiani che litigano fino al giorno prima e il giorno dopo la morte invocano risarcimenti

    7. Una delle chiavi di questa tragedia rimane: ma chi ha pagato questa spedizione? Si capirebbero molte cose.

    8. Lanky_Airport on

      a me stranisce che questi andassero sistematicamente in vacanza alle Maldive a spese dell’università.

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