> Un giudice federale statunitense ha sospeso le sanzioni imposte dal governo degli Stati Uniti a Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’ONU sulla Palestina. Albanese è una delle più dure e visibili critiche di Israele e delle sue politiche violente nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati, nota anche per essere finita spesso al centro di polemiche per aver espresso posizioni che alcuni hanno giudicato parziali. Le sanzioni le impedivano tra le altre cose di entrare negli Stati Uniti e fare operazioni bancarie nel paese. La sospensione è una misura temporanea in attesa della sentenza definitiva, concessa nella causa di appello contro le sanzioni perché il giudice ritiene che abbia un fondamento solido e buone probabilità di successo.
LazarusHimself on
Ottima notizia. Adesso avanti con le riforme nell’Unione Europea per slegare i meccanismi delle sanzioni dai capricci americani. Perché non si ripeta mai piu‘.
WillDBlake on
Forse un giorno verrà anche invitata dal presidente della Repubblica
sr_local on
Giudice federale nominato da Bush ha sospeso la sanzione appellandosi all’articolo 1 delle costituzione americana:
> Leon, giudice nominato dall’ex presidente George W. Bush, ha rilevato che «se Albanese si fosse invece opposta all’azione della Cpi contro cittadini Usa e israeliani, non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203», in un parere motivato di 26 pagine. «Pertanto, l’effetto della designazione di Albanese è quello di ‘punire’ e, di conseguenza, di ‘reprimere le espressioni sgradite’».
Figliodelfiordisale on
È un bene, nonostante l‘ Albanese abbia una posizione sul conflitto israelo-palestinese inadatta ad una diplomatica ha avuto delle sanzioni arbitrarie e ingiuste senza processo che solitamente si usano per terroristi internazionali.
Proudofhisname on
Sentenza motivata da odio razziale in 3, 2, 1…/s
krneki534 on
È veramente interessante vedere che la gente creda che agli Stati Uniti interessi l’opinione di un giudice italiano.
theravingbandit on
un’altra grande vittoria dello stato di diritto americano.
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8 Kommentare
> Un giudice federale statunitense ha sospeso le sanzioni imposte dal governo degli Stati Uniti a Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’ONU sulla Palestina. Albanese è una delle più dure e visibili critiche di Israele e delle sue politiche violente nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati, nota anche per essere finita spesso al centro di polemiche per aver espresso posizioni che alcuni hanno giudicato parziali. Le sanzioni le impedivano tra le altre cose di entrare negli Stati Uniti e fare operazioni bancarie nel paese. La sospensione è una misura temporanea in attesa della sentenza definitiva, concessa nella causa di appello contro le sanzioni perché il giudice ritiene che abbia un fondamento solido e buone probabilità di successo.
Ottima notizia. Adesso avanti con le riforme nell’Unione Europea per slegare i meccanismi delle sanzioni dai capricci americani. Perché non si ripeta mai piu‘.
Forse un giorno verrà anche invitata dal presidente della Repubblica
Giudice federale nominato da Bush ha sospeso la sanzione appellandosi all’articolo 1 delle costituzione americana:
> Leon, giudice nominato dall’ex presidente George W. Bush, ha rilevato che «se Albanese si fosse invece opposta all’azione della Cpi contro cittadini Usa e israeliani, non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203», in un parere motivato di 26 pagine. «Pertanto, l’effetto della designazione di Albanese è quello di ‘punire’ e, di conseguenza, di ‘reprimere le espressioni sgradite’».
È un bene, nonostante l‘ Albanese abbia una posizione sul conflitto israelo-palestinese inadatta ad una diplomatica ha avuto delle sanzioni arbitrarie e ingiuste senza processo che solitamente si usano per terroristi internazionali.
Sentenza motivata da odio razziale in 3, 2, 1…/s
È veramente interessante vedere che la gente creda che agli Stati Uniti interessi l’opinione di un giudice italiano.
un’altra grande vittoria dello stato di diritto americano.