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    11 Kommentare

    1. SborraDiZebra on

      Visto che fino allo scorso secolo per gli americani eravamo ‘colored’ mi definirei nero anche se sono al 100% del nord Italia da generazioni

    2. RepresentativeBat531 on

      Non mi interessa sinceramente non vedo pro e non vedo contro se non che si possa utilizzare il risultato per fare propaganda in un modo o in un altro

    3. Thomas_Bicheri on

      >ultimo censimento nel Regno Unito pertinente all’appartenenza etnica

      Fun fact, in un censimento analogo in Scozia un tot di nostri connazionali aveva crocettato „Roma“ convinti che si parlasse della nostra capitale.

      [https://www.bbc.com/news/articles/cgj1912955wo](https://www.bbc.com/news/articles/cgj1912955wo)

      („roma“ in inglese sono quelli che noi chiamiamo rom)

    4. TheLoneWolfMe on

      No, è una cagata.

      Per quanto mi riguarda se uno è cittadino e vive in Italia è italiano e basta, poi se non è nato qui non importa.

    5. Ok_Light_6977 on

      No, l’ultima cosa che vorrei è lo stesso fenomeno che si ha in America con le varie razze a formare gruppi chiusi in conflitto tra loro. Inziare a rilasciare dati e statistiche basate su apparteneza etnica servirebbe solo a ufficializzare questi gruppi e creare tensioni

    6. theknight38 on

      Quale sarebbe il vantaggio? Mi piace ragionare in termini di costo efficacia. Qua sto vedendo il costo in maniera chiara, ma mi sfugge sinceramente il bene che ne trarremmo.

    7. Totalmente a favore. (Ma sarà difficile, perché spesso si preferisce l’ideologia alla realtà)

      Più dati significano analisi migliori. Un censimento serve a fotografare la realtà del paese, non a indovinare come sia.

      Con informazioni più precise si potrebbero studiare meglio istruzione, occupazione, reddito, integrazione sociale, mobilità economica e distribuzione della popolazione e delle varie sotto comunità sul territorio.

      Si capirebbe dove esistono problemi reali e dove invece circolano solo narrazioni distorte.

      Anche sulla salute sarebbe utilissimo: differenze nell’accesso alle cure, prevenzione, diffusione di alcune patologie, efficacia degli screening e bisogni sanitari specifici di certe comunità.

      Stesso discorso per la sicurezza: invece di parlare per ideologia, si potrebbero analizzare seriamente i rapporti tra criminalità, disagio sociale, povertà, quartieri difficili, esclusione e integrazione.

      Inoltre permetterebbe di pianificare meglio scuole, servizi pubblici, trasporti e politiche locali in base a come cambia davvero la popolazione.

      Conoscere è meglio che ignorare. Senza dati, si va alla cieca. I numeri aiutano a distinguere cause vere da semplificazioni. I dati non creano problemi, semmai aiutano a capirli e risolverli.

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