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19 Kommentare

  1. l’Italia che sta pompando il numero di laureati con le università telematiche

    oh nooo chi sta dicendo questa verità?

  2. Adorable-Ad3009 on

    È pazzesco, la cultura e l’educazione si tramandano di padre in figlio prima che a scuola 🤯

  3. NuclearGettoScientis on

    Se in Italia servissero più laureati non offrirebbero solo stipendi da fame

  4. curioso, nella mia classe del liceo tutti quelli che si sono laureati (una dozzina) non erano figli di laureati.

    Chissà se è cambiato qualcosa nella demografia negli ultimi vent’anni (io mi sono diplomato nel 99 credo)

  5. Io sono il primo laureato in famiglia dalla notte dei tempi.
    Ho scelto un percorso professionale totalmente diverso da quello di famiglia, nonostante avessi potuto subentrare nell’attività di mio nonno ( cosa che ora gestisco come attività secondaria ).

    Si, sono pure stato un fuoricorso, dato che lavoravo durante il percorso di studi, appositamente per non pesare sul bilancio familiare. Che male c’è?

  6. Se sei figlio di poveri e „ignoranti“ gg. Altro segnale netto di come in Italia l’ascensore sociale sia rotto.

  7. No_Membership_8826 on

    Purtroppo l’ascensore sociale italiano è completamente rotto.
    La famiglia di partenza influisce tantissimo sul futuro dei figli.

    Ci sono e saranno sempre unicorni che partendo dal nulla sfonderanno ma un sistema paese si tiene in piedi con una popolazione che nella media ha successo non con milioni di poveri e qualche unicorno ricco.

  8. BedImmediate4609 on

    L’ascensore sociale è rotto già dalle superiori, che però mascherano il problema regalando a tutti un titolo che ormai vale sempre meno.

  9. __boringusername__ on

    E per dire, quelli come me che si sono laureati come „primi“ della famiglia, comunque abbastanza benestanti (mio padre aveva unázienda di 4-5 dipendenti)

  10. Superquadro on

    Sicuramente da una parte (e forse anche largamente) è per una pura e semplice questione di soldi, dall’altra però credo ci siano anche fattori pregiudizievoli come l’avversione alla cultura e la sfiducia verso la formazione accademica, che è però oggettivamente osteggiata dal punto di vista pratico, dato come le imprese ed il mercato non riescano a (o vogliano) gratificare chi esce da un periodo di formazione. 

  11. AkagamiBarto on

    Mi infilo sul discorso fuoricorso: è, purtroppo normale, dato il salto tra liceo e università.

    Il modello scolastico, che nonostante un continuo ed una continua erosione verso qualcosa di troppo orientato allo svhiavismo ehm al lavoro, reputo estremamente solido e preferisco è completamente opposto al modello universitario.

    Uno studente che, dopo aver studiato per 13 anni in un modo si trova a fare un 180, chiaramente si troverà in difficoltà.

    Si noti anche che per insegnare in università, dato il modello di insegnamento, non serve nessuna preparazione „alla didattica“.

    Ho personalmente riscontrato che chi si laurea in tempi è generalmente chi è molto inquadrato, proiettato a lavorare, fatturare e uscirsene.. ma wuesto ha solo valore aneddotico/aneddotale, come si dice non so

  12. Ereptile-Disruption on

    La laurea ora come ora è uno scam.

    Lo stipendio della maggior parte dei laurati non giustifica gli anni ed i soldi spesi per ottenere il titolo (salvo alcune eccezioni)

  13. 38 anni e questo post mi triggera. Non figlio di laureati (i genitori sono però vecchietti, over 70 e magari non era la norma laurearsi, allora). Anche per altri amici è successo che chi non ha proseguito, aveva i genitori non laureati.
    Deve essere un qualcosa di „psicologico“ che gira in famiglia, il non dare per scontato negli anni, nei discorsi vari, col prorpio figlio che esso „dovrà“ proseguire. Sapendo che non è la morte di nessuno, se tuo figlio va a lavorare subito. D’altronde ho fatto l’ITI. E 20 anni fa ti arrivavano offerte anche in uffici tecnici etc ecc.
    Oggi, quasi 20 anni dopo, sebbene un po‘ mi dispiaccia l’aspetto del non poter dire in giro „sono ingeniere“, mi accorgo che ho risparmiato (accumulato) tipo 100k in quello che per altri sono stati 5+ anni di studi e spese/affitti vari (sparo un -50k?)
    E alla fine in sto paese, se devo essere ingegnere da 2k al mese, non troppo cambia dal non esserlo e fare cmq 1750. Quei 100k tenuti minimamente investiti mi danno ritorni simili. Ma mi è „“““andata bene““““. Oggi, se guadagnarsi molto meno, rosicherei troppo.

  14. Leggendo i commenti forse sono controcorrente ma non mi sembra una cosa così assurda. I miei insegnano a due università e fin da piccolo hanno provato a farmi capire quanto è importante studiare. (Che poi per loro la laurea è il minimo indispensabile è un altro discorso, e forse è questo che andrebbe discusso perchè tante persone fanno l’università solo per il volere dei genitori). Poi ho conosciuto persone, sia alle medie che al liceo, i cui genitori non hanno hanno fatto l’università, e ho visto come ci sono molte meno aspettative da parte della famiglia, che poi si dividono in famiglie che sperano che il figlio si laurei ma non lo spingono, e famiglie “all’antica” che vedono l’università come una perdita di tempo. La statistica che a me preoccupa invece è quella di 2 studenti su 3 che vanno fuoricorso, non sarebbe il caso di rivedere i programmi e i tempi se la maggior parte non ce la fa?

  15. L’Italia è quel Paese che oscilla tra il „studiare non serve a niente“ e il „eh ma non abbiamo abbastanza laureati“.

    Poi ci lamentiamo che da noi il divario sociale aumenta, che non c’è scalata sociale…

  16. La cosa divertente è che in Italia in molte facoltà laurearsi è eccezionalmente facile, soprattutto se si ha l’intelligenza sociale e si sanno utilizzare gli espedienti dato che ci sono professori che vogliono sapere le loro cose tuttora. Il fatto però disarmante è che molti dei miei amici eccezionali non supera i 2000-2200 euro al mese, sostanzialmente gli stessi che fa il mio compagno che fa io pizzaiolo o l’elettricista (che però ne fanno magari di più in nero e prendono RdC dato che risultano quasi nulladichiaranti). Quindi se si guarda al guadagno puro oggi costruire un ponte o progettare un edificio ti costa umanamente tantissimo anche int ermini di stress e usura e rischi legali mentre se metti male un tubo nel 90% dei casi ti ignorano o ti bloccano e se la vivono alla grande

  17. Lasciando da parte il problema principale, mi volevo soffermare sulla questione dei fuori corso.

    Quando si e‘ passati alla formula 3+2 con la riforma Berlinguer lo scopo era non far andare fuori corso gli studenti, a costo di un’universita‘ che diventava piu‘ un „super-liceo“ come nel resto del mondo occidentale.

    A me che al tempo facevo il dottorato di ricerca sembrava un classico caso di rivoluzione all’Italiana, dove si cambia la legge ma non si fa nulla per cambiare come funziona la realta‘ (leggi: investimenti).

    I successivi 25 anni di tagli e precarizzazione del personale accademico (i giovani capaci, non i vecchi scoreggioni, ovviamente) piu‘ tardi, e non solo la qualita‘ degli studenti che escono dalle nostre universita‘ e‘ calata drammaticamente, ma non si e‘ nemmeno risolto il problema del fuori-corso cronico.

    Mi e‘ bastato vedere mia figlia che ha inziato l’universita‘ da poco: orari delle lezioni assurdi, aule strapiene, disorganizzazione assoluta, nessuno sforzo didattico per spingere gli studenti alla continuita‘.

    E nel contempo non abbiamo nemmeno trasformato il nostro dottorato di ricerca in un percorso serio di apprendimento come e‘ in altri paesi, per ovviare al calo di qualita‘ dell’istruzione universitaria di base.

    Bravi tutti, sia l’accademia che si e‘ rifiutata di cambiare un’unghia, ma anche e soprattutto 25 anni di governi di ogni colore che hanno affondato la nostra istruzione superiore.

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