
In diesen Tagen hat er viele Diskussionen über die Geschichte eines Jungen aus Padua geführt, der sich während der Mündung der Reife entschlossen hat, die Szene als Protestform zu ändern (Proteste (Link)
Abgesehen davon, dass sie die Geste teilen oder nicht, waren die meisten Kommentare der Menschen: Freie Beleidigungen, Wünsche für Lebensarbeitslosigkeit, Vorwürfe, ein Idiot zu sein … alles, weil er sich dafür entschied, eine Position zu nehmen, wissend, den Preis zu zahlen.
Und es ist kein Einzelfall. In Italien kenne ich oft eine fast wütende Reaktion auf jemanden, der sich entscheidet, etwas zu protestieren oder zu versuchen, etwas zu ändern. Der Transportstreik? „Wie sicher, sie wollten das lange Wochenende machen. Und wie gehe ich zur Arbeit?“ Extinstration Rebellion -Aktivisten starten waschbarer Farbe bei einer (geschützten) Arbeit? „Im Gefängnis und werfen Sie den Schlüssel.“
Aber dann beschweren wir uns, dass sich die Dinge nie ändern.
Ich frage mich: Warum reagieren wir so schlecht auf diejenigen, die die Stimme erheben oder sich für eine Idee aussetzen, auch wenn dies auf nicht gewalttätige Weise tut und alle Konsequenzen übernimmt? Was stört es uns? Warum sind wir so viel allergisch gegen Proteste in Italien?
Perché in Italia ci dà così tanto fastidio chi protesta?
byu/Jesuisbaguettejambon initaly
Von Jesuisbaguettejambon
18 Kommentare
perché siamo un popolo smidollato che preferisce vivere da pecore con un capetto (possibilmente basso/a e pelato) che gli dica come vivere e come pensare che lottare per un miglioramento della vita per tutti. siamo egoisti e miopi.
nel caso in questione, io più che altro mi chiedo perchè dovrebbe fregarcene qualcosa
nel disperato bisogno di trovare contenuti, continuiamo a trasformare il nulla in notizie
Perché queste proteste non sono per cose serie, ma per stupidate, se si protestasse per la sanità, per le troppe spese militari, per le alte bollette, per gli interessi dei mutui altissimi, per gli stipendi bassi, per le strade distrutte, per la scuola che si sta disintegrando, allora scenderei anche io a protestare. Ma se due mongoli rompono le palle perché Jeff bezos fa il matrimonio a Venezia…
Ci sono un sacco di fascistoidi in giro soprattutto tra gli over 50-60 ..sono poi naturalmente quelli che poi seguono meno le regole di tutti gli altri..
Quando si protesta per TUTTO, ogni settimana, per un giorno, le proteste perdono potere e significato.
Più si dà peso ai commenti altrui, meno si è propensi a eseguire gesti, anzi. Più si dà peso ai commenti, più si è propensi a farne altrettanti. Non è un fatto di protesta, ma proprio di elevazione della propria opinione e stile su chi fa qualcosa di diverso e definito come non positivo o di successo.
Io credo che il problema sia l’esatto opposto.
Secondo il Ministero dell’Interno in Italia ogni anno ci sono tra le 8.000 e le 12.000 proteste. Sono tantissime e il numero non tiene conto dei gesti simbolici come il ragazzo che c’è rifiutato di dare l’orale.
La protesta è uno strumento potente solo se usato con criterio. Nel momento in cui si inizia a protestare per le cazzate^1 la protesta perde di significato^2.
A sinistra c’è una retorica odiosa che vede nell’attivista un virtuoso in quanto tale, e che non si preoccupa di indagare più di tanto i motivi della protesta. Quasi come se fosse un’attività autotelica. Basta esser contro „il sistema“, non importa se stai facendo le domande giuste o meno. La prima domanda è sempre „*Sei contro il sistema capitalista che ti opprime?*“ e mai „*Qual è la tua proposta alternativa?*“^3
Io non condivido assolutamente. Quando leggo un Montanini che dice „*Io lotto da 40 anni*“ penso „*Bravo il coglione, 40 anni senza mai cambiar idea è tanta roba*“.
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1. come quelli di Ultima Generazione che son andati da Cracco perché *Oddio, il cibo del ristorante stellato costa molti soldi*
2. Ormai tutto è diventata lotta, resistenza, protesta. Anche non far letteralmente un cazzo (VDNews: Silenziare i messaggi su Whatsapp è un atto di resistenza contro un capitalismo che ci vuole sempre pronti).
3. Vendere il merch lol
Perché si rompe il cazzo a chi non c’entra nulla invece di dar fastidio a chi ha potere decisionale.
Perché siamo vecchi
secondo me è per due motivi: il primo è perché non siamo mai usciti dalla mentalità del ventennio, e il secondo è che l’italiano medio vive in un costante stato di nullafacenza e menefreghismo, finché non è il suo giardino a prendere fuoco non gliene importa nulla, e quando sarà in fiamme darà la colpa a tutti meno chi se la merità. È più facile stare con il culo seduto a casa e non pensare a nessun altro, che avere pensieri lungimiranti e lottare per un futuro equo e stabile. Magari c’è anche la paura che protestando o manifestando si possa far incazzare il padrone che con noi è tanto gentile e fa di tutto per questo paese. Non si morde la mano che ti nutre, eh /s
edit: errore di battitura
Perchè di fatto chi ha vinto la lotta di classe ha fatto passare il messaggio che chi sciopera/protesta è un fancazzista che fa un danno agli altri.
E‘ la grande vittoria perchè di fatto la rabbia e la frustrazione di una società sempre più ingiusta diventa una guerra tra poveri e non un movimento che rivendica dei diritti per la classe media.
In più mettici che una grossa fascia demografica della popolazione vive nel benessere e non ha nemmeno la percezione di un futuro che sarà inevitabilmente negativo quindi semplicemente vede queste proteste esclusivamente come un disturbo.
ma in che senso „ci danno fastidio“? siamo tra le nazioni occidentali con il numero più alto di proteste.
A me, che sono un adulto, danno fastidio le proteste che non servono assolutamente a niente o che vengono accorpate da qualche pseudo-movimento „commerciale“.
ad esempio accorpare il free Palestina con il pride, oppure andare in piazza a urlare „no genocidio! … e case libere per tutti!“
ma che cazzo ci azzeccano?
Perché negli anni la maggior parte delle proteste in Italia hanno assunto una connotazione politica, i diritti stessi vengono considerati come „discutibili“ dal punto di vista politico, quando per definizione se sono diritti ti devono spettare e basta, non essere discussi.
Di conseguenza, siccome la maggior parte delle proteste ora hanno connotazione politica, e siccome siamo un paese diviso in 2 politicamente, metà del suddetto paese se la prende con l’altra metà e nessuno è mai contento.
In altri paesi, come la Francia, dove le proteste non vengono viste come un „sono di sinistra e quindi vado a protestare“ ma come un „sono una persona a cui vogliono fare X, quindi vado a protestare“, hanno tutt’altra portata e non vengono viste in modo negativo come è fatto in questo paese.
>Mi chiedo: perché reagiamo così male verso chi alza la voce o si espone per un’idea, anche quando lo fa in modo non violento e si assume tutte le conseguenze?
Perché se lo ha fatto lui avrebbero potuto farlo tutti, il problema è che poi ci si inizia a chiedere „perché non l’ho fatto anche io?“ e le risposte sono tutte problematiche. La messa in pratica di un atto di protesta legittimo viene visto intrinsecamente come una mancanza personale da queste persone. Piuttosto di ammettere le proprie mancanze, ovvero quella di essere stati indifferenti e ignavi per un argomento importante, per queste persone è più facile prendersela con chi li fa accorgere di essere inadeguati piuttosto che ripensare la propria educazione, mettere in dubbio i propri privilegi o decidere di volersi impegnare di più in determinati campi della vita sociale. La gente normale (in senso dispregiativo) non VUOLE pensare.
Perché la narrativa mediatica spinta è quella che gli attivisti sono figli di papà, nullafacenti , a cui piace disturbare la giornata di pace degli altri
Probabilmente perché, in base alla *forma* della protesta, c’è sempre il rischio di scadere in una sorta di legge della voce più grossa.
Esempio con una protesta che apprezzo: quella di Cappato. Lui semplicemente ha commesso quello che al tempo era un reato (accompagnare qualcuno in Svizzera per ottenere l’eutanasia), perché credeva fosse moralmente giusto, e ha fatto ciò senza arrecare danno a nessuno; finita l’azione si è autodenunciato, ha fatto ricorso in Corte costituzionale (senza forzare nemmeno i tempi, ha aspettato il suo e la cosa è stata discussa quando è stata discussa), lì ha vinto e da allora il reato di aiuto al suicidio non si applica più a casi simili.
Diverso sarebbe invece stato se Cappato si fosse incatenato in piazza davanti al Parlamento e avesse fatto uno sciopero della fame finché non fosse stata discussa una legge sul fine vita. Perché con tutto che io *apprezzo* l’idea, e mi piace… una cosa del genere la vedrei comunque come uno scavalcamento delle regole. Nel senso che da qualche parte lì in Parlamento ci sarebbe stata una proposta di legge che era depositata lì da tanto, che aspettava ordinatamente il suo momento, e quel momento magari sarebbe arrivato domani… e ora invece dev’essere rimandata perché c’è l’urgenza di quell’altra legge che dev’essere discussa se no uno lì fuori muore di fame.
È qui che io trovo, diciamo… un po‘ di ironia. Nel senso che la società e la democrazia sono nate per sostituire la legge della giungla, cioè la legge del più forte (chi tira mazzate più potenti comanda)… ma in una società mediatica come la nostra è stata solo sostituita dalla legge del più *vocale*. E io magari capisco perché a qualcuno questo possa far venire dell’insofferenza. Proteste „singole“ come quelle di Cappato, che non s’inseriscono come elemento di disturbo o di imposizione all’interno delle regole democratiche, sono davvero rare. E il paradosso è che comunque Cappato qualcosa l’ha ottenuta, a differenza di molti altri!
Essere bestie non aiuta
Perché i media non diffondono con sufficiente chiarezza i motivi delle proteste. Unito al generale analfabetismo dell’Italiano medio, chi protesta è solo uno che non ha voglia di fare in cazzo e quindi si lamenta mentre chi „lavora veramente“ Ringrazia di avere il lavoro e sta zitto.