Metà agosto circa, la mia fidanzata mi dice: *“Mia nonna mi ha ricordato che tra poco c’è la festa di Santa Croce, dobbiamo assolutamente andare”*. Io, ignaro di cosa fosse, le dico va bene e le chiedo di cosa si tratta. Vengo così a scoprire che è una festa che si svolge ogni 5 anni a Carzano (una frazione di circa 150 abitanti del comune di Monte Isola, sul lago d’Iseo) durante la quale il paese viene addobbato con creazioni fatte di fiori di carta. Nel 2020, tra l’altro, era stata annullata a causa del Covid, quindi non si svolgeva dal 2015.
Parto con buone aspettative, curioso di vedere questo borgo addobbato, e alle 8:40 siamo già sull’isola. Appena sceso dal battello resto ammaliato: già le prime arcate di addobbi che ci troviamo davanti sono meravigliose. È però esplorando il paesello che si trovano le creazioni migliori: sia lungo le strade, sia nei giardinetti, sia nelle case. Si passa dalle semplici (per modo di dire) margherite alle rose, alle peonie, ai vasi di tulipani, al glicine, ai fiori di magnolia (almeno credo) e molti altri che nemmeno conosco. Un lavoro certosino, fatto completamente a mano dai pochi abitanti del borgo, che dal vivo è davvero affascinante.
La casualità vuole che la mia fidanzata conosca una signora del paese, e così ci ritroviamo a casa sua per bere un caffè e parlare della festa. Ci racconta che è una tradizione storica che risale 1800 e qualcosa, nata come voto religioso degli abitanti per far cessare un’epidemia di colera che aveva colpito la comunità. Da allora, ogni 5 anni gli abitanti addobbano l’isola per ricordare quell’avvenimento. Abbiamo anche scoperto che, per tradizione, i fiori di carta erano inizialmente margherite e roselline molto semplici; con il tempo però le tecniche si sono affinate, e oggi si trovano moltissimi altri fiori (obbligatoriamente esistenti in natura), tanto perfetti da sembrare veri.
Sono stato piacevolmente affascinato da questa esperienza, dall’idea che un piccolo gruppo di persone si prodighi per realizzare oltre 200.000 fiori per portare avanti una tradizione centenaria. Sono però tornato a casa anche con un po’ di amaro in bocca. Secondo la signora, infatti, non si hanno certezze sulla possibilità di organizzare la festa nello stesso modo tra 5 anni: le arcate di legno dovrebbero essere sostituite con strutture in metallo, per motivi di sicurezza, e questo avrebbe un costo non indifferente (info da prendere con le pinze in ogni caso). Il problema principale però è che la popolazione del borgo sta inesorabilmente invecchiando e diminuendo, e c’è il rischio concreto (nonostante venga insegnato ai bambini della scuola elementare a creare i fiori) che molta di questa tradizione manuale vada persa, e che ci siano sempre meno persone disposte a dedicare tempo, durante i 5 anni di preparativi, per organizzare la festa e addobbare il paese.
Sarei anche curioso di sapere se dalle vostre parti esistono tradizioni altrettanto interessanti, magari a rischio di scomparire a causa dell’invecchiamento o alla diminuzione della popolazione, o anche solo eventi sconosciuti ai più a cui si dovrebbe partecipare.
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Metà agosto circa, la mia fidanzata mi dice: *“Mia nonna mi ha ricordato che tra poco c’è la festa di Santa Croce, dobbiamo assolutamente andare”*. Io, ignaro di cosa fosse, le dico va bene e le chiedo di cosa si tratta. Vengo così a scoprire che è una festa che si svolge ogni 5 anni a Carzano (una frazione di circa 150 abitanti del comune di Monte Isola, sul lago d’Iseo) durante la quale il paese viene addobbato con creazioni fatte di fiori di carta. Nel 2020, tra l’altro, era stata annullata a causa del Covid, quindi non si svolgeva dal 2015.
Parto con buone aspettative, curioso di vedere questo borgo addobbato, e alle 8:40 siamo già sull’isola. Appena sceso dal battello resto ammaliato: già le prime arcate di addobbi che ci troviamo davanti sono meravigliose. È però esplorando il paesello che si trovano le creazioni migliori: sia lungo le strade, sia nei giardinetti, sia nelle case. Si passa dalle semplici (per modo di dire) margherite alle rose, alle peonie, ai vasi di tulipani, al glicine, ai fiori di magnolia (almeno credo) e molti altri che nemmeno conosco. Un lavoro certosino, fatto completamente a mano dai pochi abitanti del borgo, che dal vivo è davvero affascinante.
La casualità vuole che la mia fidanzata conosca una signora del paese, e così ci ritroviamo a casa sua per bere un caffè e parlare della festa. Ci racconta che è una tradizione storica che risale 1800 e qualcosa, nata come voto religioso degli abitanti per far cessare un’epidemia di colera che aveva colpito la comunità. Da allora, ogni 5 anni gli abitanti addobbano l’isola per ricordare quell’avvenimento. Abbiamo anche scoperto che, per tradizione, i fiori di carta erano inizialmente margherite e roselline molto semplici; con il tempo però le tecniche si sono affinate, e oggi si trovano moltissimi altri fiori (obbligatoriamente esistenti in natura), tanto perfetti da sembrare veri.
Sono stato piacevolmente affascinato da questa esperienza, dall’idea che un piccolo gruppo di persone si prodighi per realizzare oltre 200.000 fiori per portare avanti una tradizione centenaria. Sono però tornato a casa anche con un po’ di amaro in bocca. Secondo la signora, infatti, non si hanno certezze sulla possibilità di organizzare la festa nello stesso modo tra 5 anni: le arcate di legno dovrebbero essere sostituite con strutture in metallo, per motivi di sicurezza, e questo avrebbe un costo non indifferente (info da prendere con le pinze in ogni caso). Il problema principale però è che la popolazione del borgo sta inesorabilmente invecchiando e diminuendo, e c’è il rischio concreto (nonostante venga insegnato ai bambini della scuola elementare a creare i fiori) che molta di questa tradizione manuale vada persa, e che ci siano sempre meno persone disposte a dedicare tempo, durante i 5 anni di preparativi, per organizzare la festa e addobbare il paese.
Sarei anche curioso di sapere se dalle vostre parti esistono tradizioni altrettanto interessanti, magari a rischio di scomparire a causa dell’invecchiamento o alla diminuzione della popolazione, o anche solo eventi sconosciuti ai più a cui si dovrebbe partecipare.
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