Schlagwörter
Aktuelle Nachrichten
America
Aus Aller Welt
Breaking News
Canada
DE
Deutsch
Deutschsprechenden
Global News
Internationale Nachrichten aus aller Welt
Japan
Japan News
Kanada
Karte
Karten
Konflikt
Korea
Krieg in der Ukraine
Latest news
Map
Maps
Nachrichten
News
News Japan
Polen
Russischer Überfall auf die Ukraine seit 2022
Science
South Korea
Ukraine
Ukraine War Video Report
UkraineWarVideoReport
United Kingdom
United States
United States of America
US
USA
USA Politics
Vereinigte Königreich Großbritannien und Nordirland
Vereinigtes Königreich
Welt
Welt-Nachrichten
Weltnachrichten
Wissenschaft
World
World News

8 Kommentare
È in atto un dibattito su come definire la violenza sessuale in ambito legislativo. l’Italia, dopo anni in cui sembrava volersi adeguare allo standard europeo, tende a una definizione basata più alla prova del dissenso che alla mancata prova del consenso.
Dato che la questione consenso è sfumata, una persona può essere consensuale anche senza dire “si acconsento” , mentre un no é un dissenso inequivocabile io sono d’accordo con l’utilizzo della formula dell’attuale legge presentata. Ah e sono di animo sinistrorso giusto per chiarire.
Parlo da ignorante in giurisprudenza, spero che qualcuno che ne sappia di più mi illumini sul mio dubbio: se l’onere di provare il consenso ricade sull’accusato, non stiamo andando contro al principio di presunzione di innocenza? Cosa mi impedisce a quel punto di mandare in galera tutte le persone con cui ho avuto un rapporto sessuale? Mi sfugge qualcosa, evidentemente.
concettualmente la differenza è chiara, ma a livello pratico davvero cambia qualcosa? cioè cosa cambia se un imputato dice „lei non ha detto di no“ vs „lei ha detto di sì“?
Vi faccio un esempio : se qualcuno ti aggredisce sessualmente alcune persone hanno come reazione lo shutdown, rimanendo impalate a fissare l’aggressore con faccia impaurita. Chi non ha urlato è consenziente? Anche se ha la faccia del terrore?
Lato uomo per pararsi dai guai basta chiedere un „ok?“ anche una sola volta, non capisco come si faccia a fare sesso la prima volta senza parlarsi sinceramente.
Con il dissenso la donna deve dimostrare di contrapporsi fisicamente e verbalmente. Oppure di essersi fatta capire dall’aggressore. Il che lo trovo assurdo che il sesso non sia illegale se non c’è consenso, ma solo se c’è stato un dissenso. Altrimenti se questo dissenso non è stato espresso con chiarezza, allora l’atto è considerato consensuale anche se la vittima magari in alcune circostanze non è riuscita a dare il consenso (se considera al congelamento, ma anche al fatto della molestia fugace o se lei è ubriaca ) sarà quindi più difficile dimostrarlo. Quindi la presunta vittima si sentirà ancora domande offensive come: perché non hai urlato? Perché non ti sei spostata? Perché non gli hai detto no? Perché non ti sei difesa? Perché hai denunciato così tardi? Perché ti sei vestita in un modo che lui ha compreso che eri consenziente (il rischio di questa domanda cmq resta anche nell’approccio sesso=consenso).
È quindi diverso dal dire che il sesso senza consenso è stupro perché presuppone che l’aggressore ha ricevuto un sì esplicito prima di avere un rapporto. Mentre nel modello del dissenso è violenza solo se riceve un „no“ esplicito o riconoscibile. Per questo motivo c’è stata questa polemica. In Europa la maggior parte dei paesi (anche mediterranei) hanno adottato il „sì vuol dire sì“ perché garantisce più tutele in tutti i casi di violenza e molestia. Solo Germania e Austria hanno un modello sul dissenso. Da notare che sono entrambi paesi di matrice tedesca però l’Italia culturalmente è molto più simile alla Germania che alla Spagna e molte leggi (come la mentalità e il sistema della giustizia ) sono simili a quelle tedesche.
Molto interessante leggere le opinioni dei giuristi in merito, uno dei rari casi in cui non mi sono poi pentito di aprire un link su reddit.
Personalmente sono a favore della nuova formulazione, e la precedente mi era sembrata una mossa populistica ed anti giuridica: al netto del fatto che lo stupro è percepito come un crimine odioso, questo non giustifica una compressione del diritto alla difesa dell’imputato, che nella precedente formulazione era chiamato a provare che il consenso della persona offesa si era mantenuto per tutta la durata dell’atto (prova a tutta evidenza diabolica, per di più nel momento in cui ex post l’esistenza stessa di un processo significa che questo consenso a un certo punto è venuto a mancare).
Vorrei spendere due parole, sicuramente impopolarissime, anche a proposito della cosiddetta vittimizzazione secondaria: se da un lato certo non dovremmo scoraggiare nessuno a sporgere denuncia, tipicamente gli stupri coinvolgono un numero molto ristretto di persone, di solito due, ed è difficile che ci siano dei testimoni in grado di dire come stavano oggettivamente le cose. Atteso che delle due parti una è accusata e l’altra accusatrice, nemmeno ci si può fidare più di tanto delle rispettive dichiarazioni, visto che l’uno sosterrà quasi certamente che l’altra ci stava, e l’altra negherà. In questo contesto, indagare le abitudini della vittima così come anche dell’imputato è purtroppo inevitabile per potersi fare un’idea di come è andata, visto che l’alternativa è rappresentata da quei mostri giuridici tipo „believe all women“ che sostanzialmente renderebbero il processo inutile.
Consenso vs Dissenso: Perché non possiamo tornare al Medioevo Giuridico
“La differenza non è una sottigliezza da avvocati, è la differenza tra una società civile e una che abbandona le vittime.
Il modello del ‚Dissenso‘ (quello verso cui si sta tornando): È una trappola. Dice che per esserci violenza la vittima deve aver urlato, lottato o mostrato i segni della lotta. Ignora la realtà scientifica della paralisi da terrore (freezing). In pratica, sposta la colpa sulla vittima: ‚Se non hai reagito abbastanza, allora ti andava bene‘. È un passo indietro di cinquant’anni.
Il modello del ‚Consenso‘ (quello della Federazione Europea): Si basa sul principio ‚Solo un Sì è un Sì‘. Il sesso senza un accordo esplicito, libero e costante è violenza. Punto. Il silenzio non è consenso, la paura non è consenso, l’incoscienza non è consenso.
Perché serve la Federazione Europea?
Perché i diritti fondamentali non possono essere un ‚optional‘ che cambia ogni volta che cambia un governo nazionale. Mentre in Italia o altrove la politica usa il tema della violenza per fare ideologia e rimettere il ‚dissenso‘ al centro, la Federazione deve garantire uno standard unico e invalicabile:
Protezione Federale: Nessun governo nazionale deve avere il potere di declassare la protezione della persona. La dignità umana non è un sondaggio elettorale.
Giustizia Vera: Come dico sempre, la giustizia deve fare il suo corso con indagini serie. Ma indagare significa accertare la presenza del consenso, non andare a caccia della ‚resistenza fisica‘ della vittima.
Ognuno rimanga sovrano a casa sua, ma sui diritti della persona serve un’armatura comune. Se non siamo sicuri e protetti allo stesso modo da Bucarest a Parigi, non siamo cittadini, siamo solo sudditi del governo di turno.